Camminando tra i prati del Cadore e della conca ampezzana, prima o poi li noterete: costruzioni in legno scurito dal tempo, appoggiate su una base di pietra, con grandi tetti spioventi e porte larghe. Sono i tabià, i fienili tradizionali delle Dolomiti bellunesi. Per secoli sono stati il cuore della vita contadina di montagna; oggi sono uno dei segni più riconoscibili del paesaggio e un patrimonio architettonico che molti paesi cercano di custodire.
Cos’è un tabià
Il tabià è un edificio rurale nato per due funzioni: ospitare gli animali e conservare il fieno. La struttura classica è divisa in due parti. Al piano terra, un basamento in muratura di pietra accoglieva la stalla, più protetta dal freddo e dall’umidità. Sopra, uno o più livelli costruiti interamente in legno servivano da fienile, dove il fieno raccolto d’estate veniva stipato per nutrire il bestiame durante i lunghi inverni.
La parte in legno era realizzata con la tecnica detta «a castello»: travi sovrapposte e incastrate agli angoli formavano pareti solide, che lasciavano circolare l’aria, indispensabile perché il fieno non marcisse. Il legno più usato era il larice, abbondante nei boschi della zona e molto resistente alle intemperie. Tradizionalmente i tetti erano coperti da scandole, sottili tavolette di legno sovrapposte; oggi molti sono stati rifatti con altri materiali.
Una economia fatta di prati e di stagioni
Per capire i tabià bisogna immaginare la montagna di un tempo. D’estate le famiglie falciavano i prati, anche i più ripidi, e portavano il fieno nei fienili; in autunno il bestiame scendeva dagli alpeggi; d’inverno la vita si concentrava intorno alla stalla e alla casa. Ogni tabià era quindi un piccolo magazzino di sopravvivenza. Il paesaggio aperto dei prati che vedete ancora oggi intorno ai paesi è in buona parte il risultato di quel lavoro paziente.
In Ampezzo e in Cadore boschi e pascoli erano gestiti in modo comunitario dalle antiche Regole, istituzioni con radici secolari che tramandavano il diritto di uso delle terre collettive tra le famiglie originarie. Alcune di queste realtà esistono ancora e continuano ad avere un ruolo nella cura del territorio.
Dal fienile alla casa: il recupero dei tabià
Con il declino dell’agricoltura di montagna, molti tabià hanno perso la loro funzione originaria. Negli ultimi decenni diversi sono stati recuperati e trasformati in abitazioni, conservando il volume, la struttura in legno e il rapporto con il prato circostante. Il risultato sono case dal carattere unico, dove le vecchie travi convivono con il comfort moderno. Chi si interessa di architettura alpina noterà come i progetti migliori cerchino di cambiare il meno possibile l’aspetto esterno, per rispetto del paesaggio.
Lo stile ampezzano, dentro casa
Accanto all’architettura dei tabià, la zona ha sviluppato una propria tradizione d’arredo, lo stile ampezzano: mobili in legno, linee semplici e solide, decorazioni misurate, un forte senso di calore domestico. È uno stile pensato per case da vivere durante inverni lunghi, dove il legno non è solo un materiale ma un’atmosfera.
Chalet Conca Dolomiti è arredato proprio in stile ampezzano: la zona living ruota attorno al grande tavolo da pranzo e al caminetto interno a legna, e la casa si sviluppa su due livelli. Non è un tabià recuperato, ma ne condivide lo spirito: una casa di montagna calda, accogliente, pensata per stare insieme dopo una giornata all’aria aperta.
Dove osservarli
Non serve un itinerario particolare per vedere i tabià: sono sparsi nei prati intorno ai paesi della Val del Boite, nelle frazioni del Cadore e lungo molti sentieri e strade di campagna verso Cortina. Le passeggiate più tranquille, magari in autunno quando i larici diventano dorati o d’inverno con la neve sui tetti, sono il momento migliore per apprezzarli. Portate con voi la macchina fotografica e un po’ di curiosità: ogni tabià ha una storia, anche quando non c’è nessuno a raccontarla.
Il calore dello stile ampezzano a Chalet Conca Dolomiti
Uno chalet indipendente su due livelli, arredato in stile ampezzano, con caminetto a legna e giardino privato recintato.